La gente che sta bene

La gente che sta bene

La gente che sta beneUmberto Dorloni è un avvocato d’affari nella Milano che si finge impermeabile alla crisi. È un tipo senza scrupoli, pronto a licenziare i “collaboratori” meno produttivi e a fare lo sgambetto ai partner del suo studio legale di grido. Ma il capo non lo stima, la moglie Carla è stanca delle sue disattenzioni, la figlia preadolescente Martina si ribella e il figlio Giacomino simula malori letali. Umberto però resta convinto di far parte della “gente che sta bene”, quanto a denaro e a sanità mentale. Dietro la sua parlantina assordante, dietro il suo sguardo sfuggente si intravvede la paura di un uomo che annaspa per rimanere a galla e nascondere a se stesso l’evidenza che la sua vita non è quella che voleva. A scoperchiare il vaso di Pandora è il licenziamento improvviso, che dà inizio ad una serie di mosse da parte di Umberto per recuperare terreno e non cadere vittima della crisi, come tutti.
“Ti piace il nuovo uomo italiano?”, gli chiederà il mesfistofelico Patrizio Azzesi, l’avvocato più potente di Milano interpretato da Diego Abatantuono. Ed è la domanda che Francesco Patierno pone anche al pubblico: siete fieri di quello che siamo diventati, e di ciò che abbiamo elevato a modello di successo? Claudio Bisio dipinge il suo Umberto come un uomo alla resa dei conti ma infantilmente disposto ad autoconvincersi di essere sulla cresta dell’onda. La sua simpatia innata contribuisce a rendere il personaggio dell’avvocato arrivista ancora più inquietante, perché gli toglie quella punta di perfidia che ci permetterebbe di liquidarlo come “altro da noi”.
Patierno, basandosi sul romanzo (e sulla collaborazione alla sceneggiatura) di Federico Baccomo, descrive nitidamente, con grande precisione di dettagli, un ambiente e un comportamento già sedimentati come strati geologici, nei quali tutti noi rischiamo di fare la fine del fossile. Ma il regista, come il suo protagonista, è solo apparentemente cinico, il che è evidente sia nel doppio binario su cui si muove Umberto fin dalle prime scene, che nell’integrità filmica con cui Patierno mette in scena la sua storia. Persino il product placement è “piazzato” con una misura di eleganza e un senso narrativo congruente.
Le scelte di casting dimostrano ulteriore buon gusto: Abatantuono giganteggia scegliendo una recitazione sotto le righe che contrasta la sua statura (di attore); Margherita Buy lavora sottotraccia nel raccontare un personaggio femminile, la moglie di Umberto, che invece di agire reagisce, fino a quando non può perdonarsi di farlo. A lei, e alle donne, Patierno riserva la speranza, che è quella di un’intera società. La vicenda di Umberto segue la stessa linea etica di Flight nel sottrarre ostacoli esterni alla possibile redenzione del protagonista, e anche questo denota assenza di cinismo, perché conserva una fede autentica nelle risorse interiori degli uomini. Il vero crimine al centro della storia resta il furto di identità, non solo quello che subisce Umberto, ma quello che ha subìto un intero Paese. Fonte Trama

 

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